Correre senza frontiere

Sono nomade digitale da quasi cinque anni e, sempre più spesso, vivendo nel mondo mi capita di conoscere persone di nazionalità, età ed esperienza di vita completamente diverse con cui mi sento, però, particolarmente affine e che mi sembra di conoscere da sempre.
Tonino è una di queste: imprenditore romano di 55 anni nel settore della ristorazione, spirito libero sin da quando era bambino.
Lo incontro qualche anno fa grazie ad un invito a cena di un conoscente, sempre italiano, nel suo ristorante-pizzeria Ponte Vecchio lungo il fiume Gilão di Tavira, graziosa cittadina dell’Algarve che, insieme a Vila Real de Santo António, è l’ultimo avamposto portoghese prima del confine spagnolo.
Cominciamo a scambiare due chiacchiere insieme e, del tutto casualmente, scopro che è un maratoneta appassionato.
Ogni runner ha sempre una storia affascinante da raccontare che lo lega alla corsa e quella di Tonino non è da meno.
Nel 2002 esordisce nella sua prima maratona a Madrid: lo sport è sempre stato una sua passione fin da piccolo, quando giocava pomeriggi interi a calcio con gli amici.
In quel periodo, vivendo a Madrid, ripete l’esperienza della maratona cittadina ogni anno fino al 2005.
Poi, però, per una quindicina di anni la corsa fuoriesce dalla sua vita fino a quando con la pandemia, a novembre 2021, decide insieme ad un amico di rimettere le scarpe da running per partecipare alla maratona di Florianópolis in Brasile.
E’ stata, in assoluto, la più sofferta e la più dura che lui abbia vissuto dal punto di vista fisico.
Solo grazie al suo amico che lo trascina, riesce a finirla ed a tagliare il traguardo in 4 ore e 30’.
Ma, proprio vivendo quell’esperienza di sofferenza fisica pura, Tonino riscopre la sua passione per la corsa e comincia a partecipare, in modo continuativo, a più maratone ogni anno in giro per il mondo:
2022 – Parigi, Lisbona, Atene (vedi foto sopra);
2023 – Roma, Stoccolma, Amsterdam, Istanbul;
2024 – Praga, Oslo, New York;
2025 – Riga, Vilnius, Anversa;
2026 – Buller Gorge (Nuova Zelanda), Lipsia, Lussemburgo, Varsavia.
Ed il programma di quest’anno non finisce qui perché tra pochi giorni partirà per il Marocco per correre la maratona di Casablanca e, a dicembre, per l’Argentina per partecipare alla maratona di Ushuaia nella Terra del Fuoco.

Ma quello che affascina di Tonino non è solo il fatto che:
- in media corre 4 maratone all’anno, dato statistico di per sé già sorprendente in assoluto e, a maggior ragione, per un runner di 55 anni;
- ogni meta podistica che lui sceglie in base alla sua disponibilità di tempo è altamente suggestiva anche dal punto di vista turistico. In particolare, tra tutte, spiccano Florianópolis in Brasile, Buller Gorge in Nuova Zelanda ed Ushuaia nella Terra del Fuoco argentina.
Quello che “rapisce” veramente, essendo peraltro io una fervente sensorial runner, è il suo modo di preparare ogni gara e, più in generale, di vivere la corsa.
Tonino non segue un programma preciso ed una tabella di allenamento tarata sulle sue caratteristiche fisiche.
Lui va a sensazione: cerca di correre all’incirca 30 o 40 chilometri a settimana nei pochi tempi morti che il suo lavoro gli concede, facendo uscite da 10/15 chilometri al massimo.
Nel periodo estivo corre anche meno se il caldo non glielo consente.
In compenso, ha una NEAT impressionante perché durante la sua attività lavorativa giornaliera fa, almeno, 10.000 passi e questo movimento rientra a pieno titolo nella preparazione delle sue prestazioni sportive.
Altro dato in assoluta controtendenza rispetto al running competitivo: Tonino non ha mai corso, né in allenamento, né in gara, con un orologio al polso.
Non gli piace controllare il tempo, vuole godersi la corsa per la corsa, vivendola nel modo più completo possibile, concentrandosi su di sé, facendo introspezione ed entrando in connessione con la natura che gli scorre davanti agli occhi.
Quello che lui vive mentre corre è una sorta di meditazione itinerante, si estranea dalla realtà ed entra in una dimensione tutta sua.
Ed ancora, per lui correre non è uno sforzo fisico, è un piacere, una passione, vuol dire sentirsi vivo, entusiasmarsi nell’apprezzare particolari della natura che gli sfuggono nella vita normale, sentirsi bene nel fisico e nello spirito.
In una parola sola, per lui la corsa è ben-essere a 360°!
Anche il post-maratona non lo vive in modo traumatico, anzi.
Proprio per questo sceglie sempre delle località che lo ispirino anche dal punto di vista turistico perché, dopo aver finito la maratona, vuole vedere tutto quello che vale la pena visitare.
E poi, dopo 2/3 giorni, ricomincia a correre.
Può sembrare banale, ma non lo è: la sua maratona preferita finora è quella di New York.
L’ha vissuta come un’esperienza unica in cui il tifo ai lati della strada dal primo all’ultimo chilometro gli ha dato una carica ed un’adrenalina tale da fargli chiudere la gara con il suo personal best di sempre, 3 ore e 15’.
Senza dubbio per lui è la maratona che ogni runner dovrebbe correre almeno una volta nella vita, ben organizzata, entusiasmante per l’atmosfera che si respira nel pre e post gara, con un percorso che si snoda tra tutti i quartieri principali della città.
Da anni ogni volta che sono a Tavira vado a trovare Tonino nel suo ristorante-pizzeria Ponte Vecchio perché, oltre al piacere di degustare specialità italiane su una terrazza fronte fiume come se fosse il suo salotto di casa, ripercorro con la fantasia le sue maratone ed esperienze di viaggio in giro per il mondo e condivido con lui la nostra visione della corsa come espressione massima di benessere, libertà e di stile di vita.






